Numero:

giugno 2010

(In)sostenibile tendenza

“Oggi senza la FSC con l’estero non lavori”- “A me anche in Italia, se non ce l’ho, alcune marche non mi considerano”- “Ma tu ce l’hai la 140001? Mica tanti ce l’hanno ed è difficile da mantenere” - “ E i tuoi fornitori sono certificati? Guarda che altrimenti non è valido”. Ecco a voi uno scambio di battute tra stampatori a cui ho assistito recentemente. Un dialogo fino a qualche anno fa impensabile e che mette in evidenza il motore, spesso squisitamente opportunistico, di una politica sociale e ambientale.

Se non hai le certificazioni ambientali, non lavori, quindi, che tu sia un ambientalista convinto oppure una persona che si scoccia a sentire parlare di riscaldamento globale, emissioni di C02, politiche di riciclo e smaltimento, fenomeni di compensazione, annessi e connessi, l’ambiente oggi deve essere parte integrante del tuo business. Altrimenti, sei fuori mercato.

L’analisi può sembrare cinica e spietata, ma questa è la verità. Da noi la coscienza ambientale va di pari passo con il portafoglio. Tuttavia, se il vile tornaconto personale si trasforma in spinta per adottare politiche più rispettose dell’ecosistema, in fenomeni di marketing che hanno ricadute concrete e positive sulla diffusione di un modo di pensare “green”, non mi sembra il caso di inorridere e insorgere in nome di un ideale e di una battaglia per la salvaguardia ambientale teoricamente bastevole a se stessa.
Anzi. E’ forse proprio questo il segreto per generare una reale coscienza verde.

Trasformare la scocciatura di uno stampato certificato, l’iter per conseguire una certificazione e il dovere di adeguarsi a specifiche normative, in opportunità per guadagnare e, al tempo stesso, contribuire al rispetto dell’ecosistema. L’obbligo di oggi diventerà un fenomeno naturale, scontato, sostenibile e meno problematico domani. E l’ambiente ci ringrazierà.