dicembre 2009
Guardando il nostro Pinocchio in copertina, profumato e circondato di effetti metallico-natalizi, non ho saputo resistere. Ricordare le avventure del burattino più famoso del mondo, cui cresceva il naso ad ogni menzogna, mi procura ancora oggi un certo senso di angoscia.
E per questo mi associo a coloro che, più che una favola per bambini, hanno sempre visto nel romanzo di Collodi una metafora della società moderna.
Un’allegoria che risulta quasi più vera oggi che a fine Ottocento. Se infatti le bugie avevano già le gambe corte già ai tempi di Pinocchio, nell’epoca dei social network, dei cambiamenti climatici e della crisi finanziaria anche la più piccola delle nostre menzogne e perfino delle nostre debolezze rischia di essere smascherata alla velocità della luce.
E la comunicazione stampata? Può l’industria che, dal packaging al publishing, è più attiva su scala globale nel trasferire messaggi di denuncia, di impegno civile, ambientale e di responsabilità sociale affermare di essere davvero trasparente, onesta e moralmente retta?
Oltre a iniziare l’opera di pulizia di cui più volte abbiamo parlato, il 2009 ha avuto senz’altro il merito di svelare le bassezze e le ipocrisie di alcuni, facendo emergere di contro i valori autentici e la statura morale di molti. L’anno appena concluso ha costretto le multinazionali meno responsabili a rispolverare e magari ristampare un codice etico che non sapevano più di avere, ha fatto uscire dalla cornice le certificazioni ISO rendendole pane quotidiano per le imprese, ha costretto quasi tutti a interrogarsi sulla necessità di consumare meno, gestire il riciclo e le emissioni, valorizzare al massimo le risorse e gli investimenti, compresi quelli in materiali stampati e progetti di comunicazione.
Anziché l’abituale profusione di gioia e prosperità, quindi, per il 2010 non sarebbe più bello auspicare un anno senza più bugie? Pinocchio insegna!
HIGHLIGHT
La nobilitazione si fa “verde”
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Il successo di un etichetta? Semplice, basta il materiale giusto!
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